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Intervento di Cristina Cirillo

Presidente Comitato Centrale Partito Comunista Italiano

“Riprendiamoci i diritti” è il titolo di questa Conferenza e le Donne sono le più qualificate in tema di “diritti negati o conquistati con sacrifici o a rischio di perderli.”

Vorrei aggiungere qualcosa ai tanti temi così approfonditamente affrontati, puntando sul sottolineare come le Donne Comuniste intendano il loro ruolo, nel Partito e nella società ed in questo senso parlo anche a nome dell’AdoC, l’Assemblea permanente delle Donne del PCI.

Secondo la dottrina marxista:” Non c’è prospettiva comunista senza la liberazione delle Donne”, poiché è proprio nello stesso modello di sviluppo capitalistico che risiede la principale causa del disagio sociale della maggioranza delle donne. 

Il nostro Partito evidenzia la centralità del tema della liberazione delle Donne, come confermato dagli Atti – Relazione e Conclusioni – dell’ultimo Congresso Nazionale di Forlì (Marzo 2025).

Noi tutte siamo per un cambiamento radicale del sistema sociale, all’insegna di pace, solidarietà, uguaglianza per donne e uomini. Guerra e pace, capitalismo selvaggio ed emancipazione delle persone e dei popoli, patriarcalismo e liberazione delle donne sono tutte sfide politiche ingaggiate nel contesto odierno.

In attesa della liberazione dallo sfruttamento capitalistico del lavoro, nell’agenda del “che fare” delle comuniste, ad esempio, sono segnati l’effettiva parità retributiva tra uomini e donne, il contrasto al demansionamento al ritorno dalla maternità, il contrasto al tempo parziale imposto, etc.

Esiste poi il tema del contrasto alle molestie sul posto di lavoro (affrontate sin dagli esordi del movimento operaio, nel 1905, nella fabbrica di porcellane di Limoges, dove le molestie lamentate da alcune operaie portarono ad uno sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori; in quell’occasione, per la prima volta la molestia sessuale uscì dalla dimensione privata, per diventare denuncia pubblica).

E venendo ad oggi, rileviamo il degrado delle condizioni in cui vivono, ad esempio, le lavoratrici migranti, nei campi di raccolta di pomodori; ma anche nel mondo della distribuzione o della ristorazione la condizione del lavoro femminile non è meno preoccupante, per discriminazioni ed abusi, senza considerare le violenze psicologiche perpetrate, che non vengono quasi mai denunciate, per timore di perdere il posto di lavoro.

Con le lotte del movimento operaio e delle donne sono stati fatti passi avanti, ma ora è in corso un arresto. Le disuguaglianze stanno aumentando, tra paesi ricchi e paesi poveri, tra garantiti e precari ed anche tra donne e uomini. 

Se analizziamo lo scenario degli ultimi anni, vediamo poi che la pandemia ha fatto emergere l’importanza dell’economia della cura: la salute fisica e mentale, l’assistenza ai bambini e agli anziani, la scuola, la socialità, il decoro urbano, tutti ambiti nei quali è impegnata, per la gran parte, la popolazione femminile, contribuendo al benessere delle persone. E, per di più, in alcuni di questi ambiti il lavoro svolto dalle donne non viene retribuito: come sappiamo, “il lavoro non retribuito non ha valore e il capitalismo si basa “anche” sullo sfruttamento del lavoro gratuito delle donne”. 

Il momento che stiamo attraversando è confuso e difficile, in tutti i settori ed a tutti i livelli e le questioni di genere risentono della crisi geopolitica; le prospettive per l’occupazione femminile rivelano incertezze anche in vista dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale, che dovrà essere affrontato con la consapevolezza dei rischi implicati. 

Le scelte di investimento tecnologico, nel breve termine, favoriranno gli uomini, poiché sono molto più presenti in settori come la manifattura, le costruzioni, l’edilizia, le tecnologie. Se ne uscirà, quindi, solo con una strategia di sistema che affronti le dinamiche con una visione di più ampio spettro per lo sviluppo economico: spendere nelle strutture per i servizi sociali oppure in autostrade o ponti non è indifferente per il lavoro delle donne!”.

Al disorientamento generale si aggiunge, per le donne, la necessità di una riflessione complessiva sul percorso da fare. E’ vero che oggi si registrano, a livello nazionale ed internazionale, diverse donne che occupano posizioni di vertice, in politica e nel mondo aziendale, ma troppo spesso, oltre a riscontrare la consueta diseguaglianza di genere nel trattamento economico e di carriera, osserviamo che le donne arrivate ai vertici non fanno la differenza, perché, se per fare carriera si devono appoggiare al sostegno maschile “sponsor”, una volta arrivate, finiranno con il perpetuare stile e regole di chi le ha sostenute, non avendo la forza di farcela da sole.

Quindi, è evidente che non basti, per risolvere i problemi, avere più donne che facciano carriera: avere più donne nei posti di potere è una condizione necessaria, ma non sufficiente per modificare l’organizzazione di sistema e di struttura.

Occorre una leadership femminista (non solo femminile) che possa contare sulla spinta dal basso di quella collettività di donne che chiedono e vogliono un cambiamento di sistema. Dobbiamo intervenire per rimuovere le cause che tengono le donne lontane dal mondo del lavoro e che ne determinano la precarietà e i bassi salari.

Le politiche per il lavoro non dovrebbero mai ragionare solo sul breve termine. Come collettività di donne, dobbiamo investire maggiormente nella capacità di guardare più lontano verso le grandi decisioni di sviluppo economico, per affrontare le nuove sfide.  Ci sono certamente donne con competenze eccezionali in tutti i campi, ma manca un comune terreno di confronto che possa far fruttare tali competenze, volgendone i frutti all’interesse ed al benessere comune (e non solo al proprio… che sarebbe quindi quello di “carrieriste” …)

Guardando al passato, le donne sono diventate più forti solo attraverso battaglie collettiveLe Comuniste si impegnano per far crescere nelle donne la consapevolezza del loro ruolo nella vita politica e nella ricerca del cambiamento di sistema, per la liberazione di tutte e tutti! 

 E concludo, come sempre, con la più incisiva delle frasi della nostra madre costituente Camilla Ravera, prima donna Segretaria del Partito Comunista Italiano (mentre Antonio Gramsci era in carcere…):

“Le Donne libere dagli uomini, entrambi liberi dal capitale”

Donne per il Lavoro